MONTEBRUNO
borgo
di case torri e di pietre antiche
PROPOSTE DI ITINERARI
TURISTICI
Anello Montebruno - Ottone - Barbagelata
(mountain bike)
Il
museo contadino di Montebruno
La
zecca seicentesca dei Doria
Il
cartografo Matteo Vinzoni
L'areonauta
francese Sophie Blanchard
di Giovanni
Ferrero, storico della Val Trebbia
Montebruno, centro al confine con il Piacentino immerso nel verde
della valle Trebbia e bagnato dalle fresche acque del fiume Trebbia che poco
sopra nasce, viene ricordato quale fiorente centro di commercio e crocevia delle
strade medievali che valicavano l'Appennino. La storia del borgo, che è poi
la storia della sua chiesa, è legata allo sviluppo del Cristianesimo sui monti
liguri attraverso il sistema della Abbazie che sia i monaci iro-scozzesi di
San Colombano giunti a Bobbio nel 614, che i sovrani longobardi, edificarono
nelle aree più difficilmente raggiungibili dei loro territori per realizzare
gli obiettivi del Medioevo: la diffusione religiosa, il presidio culturale e
il controllo politico. Una di queste Abbazie fu detta di Patrania. E sarebbe
esistita a Montebruno, come primo aggregato di monaci, conversi, contadini.
Tutti dediti alla agricoltura, alla conservazione del sapere ed alla preghiera.
Patrania era un "consorzio" tra le chiese di Santa Maria di Motnebruno
e Sant'Onorato di Torriglia. Due re, Ugo e Lotario. nel 923 e nel 947, confermarono
la donazione dei beni di questa Abbazia a quella di San Marziano di Tortona.
Un'altra conerma di tale possesso venne formulata da Papa Anastasio IV nel dicembre
del 1153.
L'anno 1164 vide l'investitura feudale, da parte di Federico I il Barbarossa,
ad Obizzo Malaspina, di gran parte del territorio appenninico: "... In
Valle Trebie - Montem Brunum cum tota curia ...".
La chiesa di Santa Maria, altro nome della già Patrania, con l'annesso "Hospitale"
fu certamente luogo di rifugio, sicurezza e sosta per viandanti e pellegrini,
e soprattutto per i mercanti piacentini che con i loro prodotti raggiungevano
il porto di Genova percorrendo quel "Caminus Januae" di cui Montebruno,
secondo il toponimo latino Castrum Montisbruni, era anello fondamentale. Molti
documenti notarili dell'epoca menzionano Montebruno. Le merci che transitavano
nel territorio malaspiniano e quindi a Montebruno erano soggette al pagamento
di pedaggi,questi diritti di esazione vennero posti in vendita. Nobili famiglie
genovesi ottennero questi privilegi, ceduti dai vari marchesi Malaspina, che
alienarono così parte dei loro diritti sul territorio.
Alcuni documenti notarili datati fra il 1291 ed il 1300 confermano la chiesa
di Santa Maria di Montebruno ed annesso hospitale affidati alla Pieve di Rovegno.
Un lascito testamentario del Conte Ugolino Landi del 1297 dimostra che
la Chiesa di Santa Maria è esistita, anche l'Abbazia di patrania.
I Fieschi furono, tra le famiglie genovesi, quelli che ebbero un maggior vantaggio
nell'appropriarsi dei diritti feudali malaspiniano a mezzo di cessioni, vendite
e politiche matrimoniali.
Con un documento del 21 Aprile 1265, Moruello, Federico, Alberto e Manfredo
figli di Corrado Malaspina vendono tanti beni e terre per 1968 lire a Nicolò
Fieschi dei Conti di Lavagna.
La politica matrimoniale fiescana
vide Moruello Malaspina avere in sposa Alagia, filgia di Nicolò Fieschi, Conte
Palatino e di Lavagna, nipote di Adriano V, sorella di Luca Fieschi Cardinale
e cognata di Opizzo d'Este.
Il Quattrocento porta Montebruno a subire le repentine guerre e instabili periodi
di pace a seguito delle operazioni politiche della famiglia Fieschi e della
Serenissima Repubblica di Genova.
Il territorio viene interessato dalle mire di conquista da parte delle famiglie
Visconti e Sforza, ed i loro eserciti non mancarono di effettuare cruente incursioni.
Feudatari quali Simone de Novanton, Stefanolo Porri, Pinotto Pinotti che già
sul finire del Trecento avevano avuto in affido parte dello spazio della Alta
Val Trebbia, da parte dei Visconti, non ebbero particolare rilevanza.
Porta la data del 1439 la bolla papale di Eugenio IV con la quale la Chiesa
di Santa Maria di Montebruno venne unita a quella di Torriglia. La conseguenza
di un probabile decremento di popolazione.
Con Gian Luigi Fieschi "il Vecchio" e le sue parentele malaspiniane
e l'uscita di scena degli Sforza, vengono a ristabilirsi nella zona condizioni
di migliore stabilità.
Nell'anno 1478 avvenne, secondo la tradizione ecclesiastica, l'apparizione della
Beata Vergine ed il ritrovamento della statua lignea che ancora si conserva
nel santuario. La costruzione del tempio mariano fu voluta da Gian Luigi Fieschi
"il Grande", nel 1486, donando al beato Giovanni Battista Poggi, fondatore
della Nuova Congregazione degli Agostiniani eremiti sotto il titolo di Santa
Maria della Consolazione di Genova, il terreno per erogarvi la chiesa ed il
convento. Il Santuario e la devozione alla miracolosa immagine di Nostra Signora
di Montebruno è stato nei secoli arricchito di interessanti opere architettoniche
ed artistiche, Oggi, il Santuario designato con decretale vescovile meta del
grande Giubileo del 2000, ospita un interessante museo di cultura contadina
ed una bella mostra fotografica sulle chiese e sulle pievi della Val Trebbia.
Gian Luigi Fieschi "il Grande" nel 1495 con il patto stipulato con
i membri della famiglia Malaspina e con i numerosi acquisti di porzioni feudali
si consacrerà il vero "Signore" della Alta Val Trebbia.
In seguito alla disastrosa congiura del 1547 che vide il tramonto del potere
filiscano, i Doria ottennero in feudo questa porzione montana ed alla loro opera
di riordino vario si deve il completamento dell'insediamento agostiniano con
la costruzione del ponte a 4 arcate che, splendidamente conservato, è
una delle più significative opere architettoniche di Montebruno.
Non meno significative sono alcune case torri che caratterizzano il tessuto
urbano più antico e tracciano i confini di Montebruno intorno al Trebbia.
Tra le famiglie nobili genovesi che, a seguito di acquisti di porzioni malaspiniane,
vennero ad ottenere il riconoscimento imperiale del loro territorio, ebbero
un ruolo i Principi Centurione Scotto signori di Campi e Gorreto, gli Spinola
Pallavicino signori di Fontanarossa, Barchi e Bertazzi.
Il dominio dei Doria in Val Trebbia ebbe vita sino al 1797 anno in cui i feudi
imperiali furono inglobati nella repubblica Ligure per essere poi aggregati
alla Francia.
Nel 1798 venne redatto il Libro del Catasto territoriale della Municipalità
di Montebruno, documento di notevole interesse che fornisce ancora oggi una
bussola affascinante per la riscoperta della toponomastica locale e per la ricostruzione
genealogica delle famiglie che ancora oggi popolano il territorio.
L'amministrazione civica di Montebruno, nello spirito di rispolverare le proprie
lontane e ricche origini, ha in questi ultimi anni messo in luce alcuni avvenimenti
che hanno interessato il territorio e determinato la sua complessa formazione.
Questo lavoro di riscoperta ha portato alla valorizzazione della seicentesca
Zecca dei Doria. Il rilevamento cartografico settecentesco effettuato dal cartografo
Matteo Vinzoni, l'avvenimento ottocentesco che ha visto Montebruno ricordato
per la caduta dell'aerostato dell'aeronautaa francese Sophie Blanchard.
| Home Sportello | Chi siamo | Cerca | Cartina | Novità | E-Mail | Home C.A.I. |