VISITA AD UNA CAVA

Partiamo come sull'ottovolante, un enorme caterpillar abbassa la sua benna maestosa, ci raccoglie all'ingresso della cava e si parte; ci teniamo forte, due fari puntati verso l'antro nero illuminano la grande galleria che scende nella roccia. Così inizia il viaggio nell'ardesia, la pietra di Liguria: un tuffo nel cuore della montagna; immensi saloni in nero e gigantesche colonne squadrate a reggere le volte. Di fronte a noi il tesoro nero della Fontanabuona; ancora informi in enormi blocchi squadrati stanno futuri tetti di Liguria e migliaia di partite a biliardo, sotto il mitico panno verde, lo sapete, batte un cuore d'ardesia.
Siamo in compagnia della Sig.ra Dondero della ditta Ala di Cornia un paese della Val Fontanabuona dietro Chiavari dove ancora oggi l'ardesia viene estratta, che gentilmente ci ospita e risponde alle nostre domande..

Ci aspettavamo una cava a cielo aperto ed invece siamo nel cuore della montagna.
Ne esistono anche di questo tipo, l'ardesia è stata scoperta perché si trovava in superficie, ma noi il nostro filone l'abbiamo trovato sottoterra e ci dobbiamo correr dietro.

Qual è il filone scusi, qui è tutto nero; è tutta ardesia.
Assolutamente no, vada piano. L'ardesia sta alla montagna come una spessa fetta di formaggio sta al suo panino; noi ci prendiamo il formaggio e lasciamo il panino; cioè il soffitto e la soglia che sono di aigro. E' sempre nero, ma non è ardesia.

E quegli enormi piloni neri?
Quella è ardesia che dobbiamo lasciare perché andando avanti nello scavo non ci venga il soffitto in testa; noi li lasciamo abbastanza grandi per prudenza. L'ardesia nella nostra cava è spessa circa venti metri: si comincia a tagliare dall'alto e si arriva fino alla soglia (il pavimento)e poi si continua a rosicchiare seguendo il filone.

E' tutta uguale la pietra?
No qui da noi verso il soffitto c'è pietra più tenera che va bene per gli abbadini(le lastre) dei tetti, mentre in basso è più dura e serve per i biliardi.

Già perché i tavoli da biliardo sotto il panno hanno una lastra di ardesia.
L'ha detto; l'ardesia di qui è unica al mondo per questo tipo di utilizzo, nonostante questa pietra esista anche in altri paesi.

E per tagliare questi enormi blocchi?
Il concetto è quello della motosega: da sopra si taglia il blocco sui quattro lati e poi, qui sta la magia di questa pietra, con una scalpello pneumatico dal di sotto la si incide nel suo verso e il blocco si stacca, esattamente come gli abbadini che con due leggeri colpi di scalpello lo "spacchin" riesce a dividere come vedrete in laboratorio.

Parlava di verso dell'ardesia.
Certo occorre spaccarla nel senso del verso, diversamente si spaccherebbe in tanti pezzi: i blocchi quando vanno ai laboratori vengono segnati in modo da effettuare i tagli nel senso del verso.

Dove va a finire tutta questa ardesia ?
Una grossa parte è destinata all'edilizia; tetti in particolare, arrivando qui avrete notato che i tetti di Liguria sono tutti grigi d'ardesia; molta per i biliardi; soprattutto per l'estero e poi in oggettistica che adesso va di gran moda.

Signora, i tetti sono grigi non neri come qui.
Perché l'ardesia a contatto con l'aria perde prima di tutto la caratteristica di fissibilità (cioè di spaccarsi in lastre) e infatti come ha visto fuori i blocchi devono essere tenuti avvolti nella boiacca, una fanghiglia di polvere e acqua, e poi il sole lentamente fa ossidare la pietra che schiarisce col tempo. Non bisogna poi dimenticare le lavagne di scuola su cui anche voi avrete studiato e che sono, come dice il nome, di lavagna ; negli anni passati le lavagne sintetiche hanno travolto il mercato, ma adesso qualcosa sta ripartendo. La lavagna sta tornando a scuola.

Com'è la vita di cava oggi?
E' un lavoro che devi avere nel cuore se no non resisti; noi questo lavoro ce l'abbiamo nel sangue: quell'uomo al taglio è mio padre e l'autista del caterpillar è mio cugino, la nostra casa è il secondo piano del laboratorio; si lavora in un ambiente nero e umido sempre uguale tutto l'anno, ma è la nostra vita, senza forse non so...Certo rispetto a quello di una volta non è da paragonarsi: prima si faceva tutto a piccone, pensate che per non avere il problema di portar via i detriti l'ardesia veniva staccata dal soffitto a suon di picconate verso l'alto, i blocchi tagliati cadevano sui detriti e tagliati in lastre in cava e trasportati; così facendo la cava lentamente si spostava verso l'alto. Pensi cos'era la movimentazione dei blocchi a mano; oggi la benna che ci ha portato qui solleva senza fatica blocchi da 30 tonnellate. E poi c'era il trasporto delle lastre fino al mare, erano le donne che trasportavano le lastre sulla testa fino al mare. Ma le cave in questa zona non c'erano; erano sopra Lavagna nel Monte S. Giacomo.

L'ultima domanda: parlando con Lei, guardando i volti di queste persone al lavoro mi pare di leggere una sorta di serenità di tranquillità ben distante dall'affanno perenne di tanti lavori e di tanti uffici.
Guardi il lavoro è lavoro e bisogna camminare forte per tirare avanti, ma in effetti qui nel cuore della montagna siamo un pochino fuori dal mondo; il mondo di fatto comincia un po' più in là. Questa della Lavagna è una storia lunga millenni, noi lavoriamo a Cornia da generazioni e altre generazioni lavoreranno in queste cava; qui non si può lavorare con la fretta, ma soprattutto ci vuole la passione dentro per questa pietra e questa montagna. Io sono convinta che nel nostro mestiere le macchine sono e saranno sempre di enorme aiuto, ma l'ardesia resterà un'attività pressochè artigianale: un patrimonio di tutti che va difeso e coltivato. Noi restiamo in prima linea.


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