I MAESTRI D'ASCIA E LE FASI DELLA COSTRUZIONE DI UN GOZZO

Fin dai tempi più antichi l'attività delle costruzioni navali è stata considerata arte e scienza al tempo stesso; tutto è premeditato: cominciando dai progetti dei costruttori fino a giungere agli studi pratici dei maestri d'ascia che coltivano l'arte della tecnologia.
Non esiste disciplina provvista di così sicure ed invariabili basi, completamente fondata sulla scienza positiva, e al tempo stesso, non vi è mai stata una nave uguale all'altra.
I maestri d'ascia, in quanto artigiani, sono sia progettisti che realizzatori del manufatto stesso; hanno costruito i loro scafi seguendo la tradizione e l'istinto, aiutati da antiche esperienze ed hanno ottenuto risultati tuttora apprezzati dal moderno costruttore navale.
La tecnica costruttiva dei gozzi è rimasta ancora oggi nei cantieri artigianali come quella tradizionale; il gozzo viene costruito "ad occhio", con il solo aiuto dell'esperienza e della pratica acquisita attraverso le generazioni. la bottega di un maestro d'ascia Per progettare e definire le forme di una imbarcazione i maestri d'ascia si aiutavano costruendo il mezzo modello dal quale ricavavano dati e misure; solo in un momento successivo disegnavano il piano di costruzione della barca o ne tracciavano sommariamente le forme.
Il modello cresceva nelle mani e contemporaneamente nella testa dell'esecutore come una scultura, ricavando da un blocco di legno una forma avviata e marina.
Il mezzo modello permetteva di visualizzare anticipatamente l'imbarcazione e di valutarne con l'occhio e soprattutto con il tatto l'avviamento delle linee.
Ogni maestro d'ascia o famiglia di costruttori prediligeva sostanzialmente una tipologia di forme ben definita ritenendola più adatta.
Quindi iniziava la vera e propria costruzione della barca.
Una volta tracciato il garbo (una sagoma di legno che nella forma riproduce la mezza sezione maestra della barca da costruire), tutto il resto veniva realizzato secondo regole mai scritte, ma che vengono applicate operando le modifiche suggerite dall'ambiente in cui la barca si troverà ad operare e dall'uso a cui dovrà servire.
i garbi di legno Determinato il garbo, si definiva la lunghezza che tradizionalmente nei gozzi liguri è da 2,5 a 3 volte la larghezza. Quindi si impostava la chiglia, a cui si giuntavano ad incastro collegandoli con colla marina i dritti di prua e di poppa.
Definita la struttura longitudinale si metteva in opera la sezione maestra, cioè l'ordinata centrale e quindi i quarti, due ordinate intermedie fra prua (o poppa) e sezione maestra. Per mezzo delle "forme", listelli flessibili longitudinali posizionati a diverse altezze fra le due estremità dello scafo, si determinavano le forme di tutte le altre ordinate che venivano applicate sulla chiglia.
La prima tavola del fasciame ad essere montata era il torello, che veniva unito alla chiglia ed incastrato nelle batture dei dritti di prua e di poppa; quindi venivano montate le due tavole superiori dette cinte.
Si passava allora al montaggio delle assi del fasciame, un'operazione particolarmente delicata che veniva fatta a corsi alterni, cioè saltando alcune tavole, dette imboni che erano messe in opera per ultime e che si applicavano forzandone l'incastro in quelle precedentemente messe, in modo da spingere bene tutte le tavole l'una contro l'altra.
Terminato il fasciame si aggiungevano i bordi su cui si incastravano le teste degli staminali che venivanoasce raccordati a prua e a poppa dalle ghirlande. Lo scafo veniva quindi rovesciato e si procedeva alla levigatura, alla finitura ed al calafataggio.
Gli utensili che venivano usati principalmente erano le asce per tagliare il legno ed i magli e gli scalpelli per il calafataggio; era questa un'operazione che veniva effettuata già dall'antichità sulle carene delle navi per impermeabilizzarle .gli strumenti per calafatare
Calafatare è un verbo antichissimo le cui origini risalgono alla romanità; la parola deriva dal verbo latino cala-facere che significa "fare caldo", ossia fornire calore per ripulire superfici incrostate da ripristinare.
Oggi la costruzione di serie in catena di montaggio ed i materiali sintetici, come la fibre vetrose, costituisce nell'ottica del maestro d'ascia una vera e propria aberrazione nella realizzazione delle navi da diporto, perché fa perdere ai tecnici ed ai costruttori la capacità di creare e toglie alle imbarcazioni la loro specifica "personalità", riducendole a semplici oggetti galleggianti.

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