ENTROTERRA IERI
Entroterra genovese. Paesi abbarbicati sulle pendici di una montagna. Borghi
fortificati a strapiombo su un torrente. Quattro case distese su una fascia
al sole all'ombra di un campanile o infossate tra le pieghe di due coste. Appena
si lascia la riviera di limoni e tamerici si entra in un altro mondo: il clima
si fa più rigido, i monti dirupati, i torrenti
si incuneano in letti incerti. Nell'entroterra d'altra parte non esistono mezze
misure: si sta "au luvegu" (all'umido) o "au su", al sole.
Val Borbera, Val Trebbia, Valle del Pentemino, Valbrevenna, l'Alta Valle Scrivia,
sono terre antiche che hanno sempre risentito poco dell'influsso genovese, Tranne
le tracce del dialetto, qui insieme al sale dell'Antica via, è arrivato
poco della costa. Le valli sono sempre state nascoste, impenetrabili, rifugio
di banditi o forse soldati scappati dall'esercito napoleonico, come rimane in
certi nomi di famiglia che riecheggiano quelli francesi.
Terre aspre, dove la neve cade e rimane. Sino agli anni Sessanta, qui la vita
è stata magra. Quando una famiglia era benestante si diceva "hanno
castagne per tutto l'anno": l'unica unica di misura della ricchezza era
l'estensione boschiva. Da quei boschi, quasi a perpendicolo sui monti, si ricavava
la legna, il legno, le foglie per i materassi. Il bosco era tutto: con la legna
si facevano delle sorte di grandi tende indiane, con tutti i bastoni ben conficcati
in
punta
l'uno contro l'altro e allargati invece alla base. Si lasciavano seccare per
bene e poi vi si dava fuoco, era la "carbunea", da lì poi veniva
il carbone, fatto su in sacchi, venduto.
Le castagne invece venivano messe a essicare nel "sechesu", al piano
di sopra, sotto si faceva fuoco per un paio di mesi. Alla fine le castagne erano
spellate a dovere e pronte per farne farina da gnocchi e castagnaccio.
Certo oggi non è facile immaginare la vita passata, quando le fasce erano
pulite e "au su" e in ogni piccolo brandello di terra si coltivava
anche il grano. Quando ogni paese aveva la sua osteria e i suoi suonatori, quando
questi paesini, poi cementificati, lasciati senza mezzi pubblici e collegamenti,
abbandonati, erano ancora abitati da tante famiglie.
Sarebbe bello si riuscisse a ripulirne i sentieri, le antiche mulattiere che
scavalcavano colline e province in una geografia particolare, non fatta più
solo dai confini. Per coglierne almeno un po' la magia.
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