I Monti liguri: una finestra sul passato
Adattamento da: "I Feudi Imperiali dei Monti Liguri" di Giovanni Forcheri
Questa nota non vuole essere un compendio
di storia locale: vuol solo accompagnare il viaggiatore che, vuoi per curiosità,
vuoi per caso, si trovi a visitare quella fascia territoriale impervia e montuosa,
sui confini della Liguria, che da Arquata, risalendo la Val Borbera, si svolge
fino a Torriglia e di qui a Pregola, discendendo poi a Ottone in Val Trebbia,
per finire a Santo Stefano d' Aveto: i Feudi Imperiali Liguri. I numerosi avanzi
di castelli; la presenza di antichi palazzi e di ricche chiese sovente sproporzionate
alle misere borgate su cui hanno giurisdizione; l'esistenza di antiche monete
coniate nelle nomerose zecche locali sono i segni più evidenti che questi territori,
oggi generalmente considerati zone depresse, debbono essere stati per l'addietro
al centro di interessi ben superiori di quelli attuali. La ragione è ben semplice:
la Repubblica genovese che aveva attuato la sua espansione territoriale oltre
i limiti dell'originario comune attraverso l'acquisto di numerosi feudi circostanti,
non riuscì però mai nell'intento di eliminare anche quelli che le avrebbero
consentito di affacciarsi oltre la cima dell'Appennino; così come mai riuscì
ad eliminare del tutto l'esistenza al suo stesso interno di territori di aliena
sovranità. Si ricordino, fra i principali, il Marchesato del Finale, annesso
soltanto nel 1712; Oneglia; già principato Doria, acquistato poi da Emanuele
Filiberto di Savoia nel 1576; i numerosi feudi delle Langhe che, a cominciare
da Serravalle, correvano praticamente su tutto il confine della Repubblica a
ponente di statuale, il territorio dei feudi imperiali dei Novi e di Ovada,
ed in parte siti anche all'interno del suo territorio, ceduti in blocco dall'imperatore
Carlo VI al regno di Sardegna nel 1738. Fra questi costituiva particolare spina
nel cuore della Repubblica il feudo interno di Carrosio, sgradevole punto di
controllo dell'importante strada della Bocchetta, allora la via principale di
accesso ai territori di Gavi e di Novi. Situazione analoga a quella di Campofreddo,
oggi Campoligure, infeudato agli Spinola, che, a sua volta, controllava ed interrompeva
la non meno importante strada del Turchino, indispensabile per accedere al territorio
di Ovada. Accanto a questo nucleo territoriale, storicamente più importante
perché legato all'esterna contesa con i Savoia nel loro miraggio di espansione
al mare, ne esisteva un secondo, svolgentesi a levante di Novi, lungo il confine
tortonese, sul quale le mire annessionistiche genovesi poterono essere finalmente
appagate nel 1797 allorchè, per volontà di Napoleone, venne riunito alla Repubblica
Democratica Ligure costituendone la circoscrizione dei monti liguri.
A tale territorio si riferisce appunto questo scritto. Trattasi di terre di diretto dominio imperiale, già quasi tutte appartenute all'antica signoria dei Malaspina che, a partire dai primi del trecento, vennero continuamente infeudate da Vienna per piccole e minute circoscrizioni ai membri di poche famiglie genovesi: Spinola, Fieschi, Doria, Centurione, Adorno, Crosa ecc. In questa situazione di frazionamento che ne impedì la riunione in un più largo ambito, Monti Liguri si mantenne pressoché inalterato fio a tutto il settecento, subendo modifiche esclusivamente di portata interna in conseguenza di frazionamenti o di riunioni di singoli feudi occasionati da vendite, successioni o divisioni. Uniche varianti di rilievo furono la cessione a Genova del territorio di Montoggio, ottenuta da Carlo V nel 1559 dopo la confisca dei beni di Gian Luigi Fieschi seguita al fallimento della nota congiura; nonché la cessione, pure a Genova, del feudo di Busalla avvenuta nel 1728. In quest'ultimo caso si trattò di pacifica vendita effettuata da Carlo Spinola; vendita che però non pare essere stata vista con troppo favore a Vienna, tanto chela Repubblica dovè attenderne fino al 183 il riconoscimento de jure, riuscendo ad ottenere soltanto in quell'anno dall'imperatore Carlo VI il relativo strumento di investitura. Unica eccezione all'interno fu rappresentata dalla signoria di Albera, la cui giurisdizione, fra il monte Giarolo ed il torrente Borbera, comprendeva vendersi e Santa Maria. Questo territorio non era di dominio imperiale, ma apparteneva invece alla Santa Sede, la quale ne investiva della Signoria il Prevossi di Albera, che veniva così ad assumere la contemporanea veste di prelato di feudatario. L'Insula Feudale dei Monti Liguri, ove esercitavano private ed autonoma signoria, talvolta in contrasto con gli interessi della Repubblica, quelle stesse persone che si alternavano al suo governo, se dovè a tale particolare sua situazione giuridica la ventura di rimanere tagliata fuori da grandi interessi europei, non per questo ne derivò esistenza pacifica. Talvolta per le pretese che qualche potenza vicina si faceva ad avanzare su singoli territori, altra volta per la presenza degli eserciti dei vari stati europei in contrasto tra loro i quali trovavano molto comodo passare ed accamparsi e talvolta darsi battaglia, in questo territorio neutrale. Particolarmente infelice, per il continuo via vai delle truppe dei paesi impegnate, fu il periodo della guerra di successione austriaca, con conseguenze rovinose, soprattutto per i territori di Valle Scrivia ove l'esercito austro-piemontese aveva costruito le proprie basi per l'assedio di Genova (1747). Per un brutto scherzo della storia i nostri feudi vennero a trovarsi a mezzo di contrasti subendone anche le conseguenze pur essendone assolutamente estranei ed alieni. Ma si avvicina la fine per i feudi imperiali; dopo un tentativo di Carlo Emanuele III di annettere i feudi alla Casa di Savoia dopo la pace di Aquisgrana ed un secondo tentativo di Vittorio Emanuele III, il sistema feudale dei nostri monti tramontò definitivamente ad opera di Napoleone Bonaparte. Gli avvenimenti che portarono alla soppressione si svolsero con la rapidità tipica dell'agire del Bonaparte. Con la prima campagna d'Italia, il territorio dei feudi ritorna oggetto di transito militare accompagnato dallo scoppio di intensi contrasti politici. Le popolazioni che osano opporsi alle pretese francesi conosceranno presto i mezzi sbrigativi del generale, molto poco consoni ai principi di eguaglianza, libertà e fraternità che in quei giorni egli andava verbosamente predicando. Ne fa le spese la prima Arquata, messa a fuoco a seguito di un attentato ad un reparto francese. Segue il Castello della Pietra che, dopo secoli di superba esistenza, viene smantellato e ridotto dalla truppa francese a quel misero avanzo che poteva ancora vedersi sino a poco tempo fa. Segue ancora Crocefieschi nei cui boschi vengono passati per le armi i numerosi valligiani che avevano osato levarsi armati contro i nuovi venuti. Altri episodi di violenza, come la distruzione del castello di Torriglia, si devono invece alle popolazioni inneggianti all'ordine nuovo e al desiderio di abbattere a ogni simbolo dell'antico regime. Dopo i fatti di Arquata, il Bonaparte, da Tortona il 15 giugno 1796, invita i feudatari e i rappresentanti delle popolazioni a recarsi al suo cospetto per rendere giuramento di fedeltà alla nazione francese; impone la consegna di ostaggi e di tutte le armi, minacciando di fucilazione chi non vi provveda. Un anno ancora, e, dopo secoli di gloriosa esistenza, l'antica Repubblica di San Giorgio crolla sotto il dilagare delle nuove idee sostenute dalle baionette francesi. Ai primi di giugno del 1797, nel convegno di Mombello ove vengono gettate le basi della nuova repubblica democratica ligure, Napoleone promette ai delegati genovesi l'annessione di tutto il territorio dei feudi. L'otto luglio , da Arquata, Francesco Vendryes, Agente delle Contribuzioni e Finanze in Italia, in nome e per ordine del generale Bonaparte dichiara cessati tutti gli antichi diritti feudali e dispone per l'invio di commissari che provvederanno alla riorganizzazione delle varie municipalità. Quindi, in meno di un mese, si esauriscono le operazioni dei plebisciti per l'annessione a Genova. Con i feudi imperiali liguri tramontava uno stato che nel senso giuridico non era mai esistito come tale, ma che per la sua durata, particolare struttura, omogeneità ed impronta che nel corso dei secoli gli si volle conferire può benissimo passare alla storia con tali attribuzioni. Con decreto legge 28 aprile 1798, Napoleone Bonaparte costituiva la Repubblica Ligure Democratica; da questo momento la storia dei monti liguri si confonde con la storia stessa di Genova, dopo il 1815, con la storia del Regno di Sardegna, al quale vengono annessi con tutti gli altri territori dell'antica Repubblica.
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